Metodo

 

Nella sua pratica di ricerca, il CIRLPGE, anche grazie ai risultati ottenuti in relazione a temi ed autori, ha sviluppato una riflessione sulle modalità e sulle avvertenze critiche necessarie alla ricerca, avendo come punto di riferimento rilevante la Begriffsgeschichte tedesca (di Otto Brunner, Werner Conze e Reinhart Koselleck), che nasce a sua volta nel seno della storia costituzionale (Verfassungsgeschichte). Si è in tal modo formata nei diversi lavori una linea nuova della ricerca storico-concettuale. In consonanza con la Begriffsgeschichte tedesca si assume che i concetti politici vadano studiati nel loro irriducibile significato storico - da cui deriva l'impossibilità di applicare anacronisticamente al passato gli usi concettuali del presente - e ritiene che la loro specificità renda impraticabile la prospettiva di lungo periodo tipica della storia delle idee.

 

Punto focale della ricerca sono i concetti moderni, cioè quei concetti che determinano ancora il significato delle parole che usiamo. La consapevolezza che i concetti fondamentali della politica sono moderni porta gli storici tedeschi, in particolare Koselleck, a porre la cosiddetta Sattelzeit (soglia epocale), a cavallo tra Sette e Ottocento, allorquando vecchie parole assunsero nuovi significati e furono creati veri e propri usi linguistici innovativi.

 

La ricerca del Centro, pur condividendo la convinzione che sia attorno alla Rivoluzione francese che i concetti fondamentali si siano diffusi socialmente, fornendo la base teorica delle costituzioni, tuttavia ravvisa la loro genesi nelle dottrine moderne del diritto naturale. Punto di partenza della trentennale ricerca è stata l’analisi della nascita nelle dottrine del contratto sociale di quei concetti (individuo con i suoi diritti, uguaglianza, libertà, popolo, sovranità, potere legittimo, rappresentanza) che nella loro inscindibile connessione hanno costituito il dispositivo con il quale si è pensato nell’epoca moderna la forma politica.

 

Ma la ricerca storico-concettuale praticata dal Centro ha una connotazione più propriamente filosofica, in quanto non si limita a comprendere la storicità dei concetti, ma cerca di ricostruirne la genesi, la logica che li sorregge - spesso diversa da quanto solitamente si ritiene - e anche le aporie a cui danno luogo.

 

La consapevolezza del fatto che questo dispositivo concettuale nasce come negazione del modo precedente di pensare la politica, rende avvertiti sul fraintendimento a cui porta la lettura dei classici Greci o della tradizione europea precedente il giusnaturalismo mediante l’uso dei concetti moderni. La lettura dei classici del pensiero politico è venuta ad assumere un ruolo rilevante, perché essa permette di ricostruire le connessioni dei significati che tengono assieme i concetti sui quali si basa un determinato assetto socio-politico.

 

Questa pratica filosofica di indagine intende conseguire un doppio risultato: da una parte la possibilità di avvicinare le fonti premoderne senza fraintenderle mediante l’uso di concetti che, non solo non appartengono al contesto di quelle fonti, ma che sono nati proprio con l’intento di negare il modo precedente di pensare la politica; dall’altra il compito di pensare la realtà del presente superando la logica aporetica dei concetti moderni, che pur essendo ancora diffusi nel senso comune, nelle costituzioni e nella prassi politica, si dimostrano tuttavia incapaci di comprendere tale realtà e perciò anche di orientarla.

 

Questa consapevolezza storico-concettuale sembra inoltre utile per porsi in relazione con quei mondi di pensiero o quelle esperienze politiche che non appaiono riducibili ai concetti del pensiero occidentale. La concezione della politica e del potere creata dalla modernità/modernizzazione europea, che ha trovato il suo compimento nello schema formale della democrazia rappresentativa, viene a perdere la sua certezza, e conseguentemente la sua pretesa universalità. Un tale orizzonte di storia critica dei concetti permette dunque un atteggiamento nuovo e privo di pregiudizi nei confronti di realtà storiche e orizzonti di pensiero che non possono più essere considerati come subalterni o semplicemente peculiari nei confronti di un modello razionale imperante.

 


 

Sul contributo del gruppo di Padova alla storia concettuale